giovedì, 24 maggio 2007, ore 16:32

Leggendo il post di qualcuno (ogni riferimento a divani di qualsiai sorta non è puramente casuale) mi è tornato in mente uno dei sonetti preferiti dal tipico annoiato studente liceale, e che sicuramente non appartiene al genere stilnovistico, ne a quello romantico, e che nemmeno ha molto a che vedere con quella letta sul blog a cui alludo tra le parentesi. Ma tant'è, le connessioni sinaptiche sono misteriose, i circuiti mnemonici imperscrutabili. Per chi non l'ha mai letta (spero pochi davvero)bekkateve questa:


S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;

s'i fosse vento, lo tempestarei;

s'i fosse acqua, i' l'annegherei;



s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;

s'i fosse papa, allor serei giocondo,

ché tutti cristiani imbrigarei;



s'i fosse 'mperator, ben lo farei;

a tutti tagliarei lo capo a tondo.

S'i fosse morte, andarei a mi' padre;

s'i fosse vita, non starei con lui;



similemente faria da mi' madre.

Si fosse Cecco com'i' sono e fui,

torrei le donne giovani e leggiadre:

le zoppe e vecchie lasserei altrui.


Cecco Angiolieri

elastino
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categoria : riflessioni

lunedì, 21 maggio 2007, ore 12:04

Se c’è qualcuno oltre al sottoscritto che segue il motomondiale e i suoi vari protagonisti, e che non sopporta le telecronache di Guido Meda, è pregato di darmi un segno di solidarietà. Ne ho bisogno.


Propongo che quella sottospecie di cronista, giornalista o in qualsiasi altro modo voglia farsi chiamare sia bandito da ogni possibile radio o telecronaca e che al massimo torni a leggere le notizie prestampate che la redazione di StudioSport gli metteva davanti agli occhi prima di passare a dedicarsi in esclusiva al Motomondiale.


Non ne posso più di sentire gli obbrobri neologistici che solo una mente instabile e supponente può permettersi di inventare e propinare ai milioni di povere vittime che si ritrovano a seguire le imprese di centauri moderni. La competenza non è sapere a memoria i soprannomi dei motociclisti (perché in quanto ad azzeccare quelli giusti…)e saper usare qualche parolina in inglese; non è urlare a squarciagola fino restare senza voce “Rossi c’èééééééééééé”; non è tirar fuori paragoni impossibili con personaggi storici o nomi importanti della scienza; non è cercare di inventare ogni giorno nuovi sproloqui per attirare l’attenzione dei telespettatori nel tentativo (vano) di nascondere la propria impreparazione e imprecisione. Solo chi non ama veramente il motociclismo può credere di appassionarsi sentendo frasi e vocaboli come: IMPEPERONITO, CIRCUITO MUSCHIATO, quella e`una curva velocissima bastarda, va a stararsi piu che puo` sul rettilineo, INGARELLARSI, INGRUGNATO e STILOSO, picosecondo, spianato in carena, FRANCOBOLLATISSIMO ecc.


So che c’è persino chi crede che se il Motomondiale adesso è molto più seguito rispetto a un tempo sia merito di Guido Meda, che con i suoi commenti sgangherati e insignificanti rende più viva l’attenzione nel seguire le corse. Ma io dico a questi “fan” (fan di Guido Meda!?!)che se siete ridotti a trovare interesse per lo sport per merito di quello che dice il suddetto personaggio… trovatevi qualcos’altro da fare, che ne so, collezionate scarafaggi, andate con il setaccio a cercare l’oro nella pozzanghera più vicina, qualsiasi cosa insomma perché chi cerca approfondimenti sugli aspetti tecnici e umani dello sport con Guido Meda al commento può provare solo ribrezzo.


Sulle ali del fenomeno mediatico chiamato Valentino Rossi purtroppo è nato anche il fenomeno della disinformazione Guido Meda: facciamo qualcosa per salvare lo sport e gli ultimi vocaboli rimastici della lingua italiana perché ne va delle capacità di comunicazione delle nuove generazioni di giovani appassionati che si avvicinano a questo sport. Se penso che un giorno potrei sentire parlare un adolescente usando uno di quei termini….AAAAAAAAAAAAAAAAAAAARGH! Ho già l’orticaria!

elastino
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categoria : pensieri

sabato, 12 maggio 2007, ore 22:33

Il fronte depressionario proveniente dalla Siberia che sostava inaspettatamente da diverse settimane sul nostro territorio e che aveva dato origine a fenomeni di glaciazione nei corsi d’acqua e nei nostri laghi principali sembra ora aver lasciato il posto a una nuova perturbazione sospinta dall’instabilità dell’Anticiclone delle Azzorre. La bassa pressione che insiste sulle  nostre regioni non lascia intravedere nulla di buono nelle previsioni a breve termine, ma certo è che le temperature sono in rapida ascesa e insolitamente gradevoli rispetto alle ultime rilevate nei giorni scorsi. Attenti agli sbalzi termici quindi: un’escursione di 40-50 gradi centigradi potrebbe facilitare l’insorgere di brutti raffreddori!


Forti temporali si alterneranno a altrettante rapide schiarite, ma è lecito attendersi  un progressivo graduale miglioramento di cui trarranno beneficio le colture di stagione, quali i datteri e le noci di cocco.


Aspettiamo ancora qualche giorno prima di comunicarvi la tendenza per martedì e mercoledì in quanto non è ancora possibile stabilire se le numerose trombe marine avvistate nel Mar Mediterraneo in prossimità della Libia possano improvvisamente cambiar direzione sospinte dai venti di Scirocco, e spazzare via le nostre città costiere con conseguenti danni agli abitati e alla malcapitata popolazione.


Vi auguro un buon fine settimana e vi lascio con le solite raccomandazioni per chi progetta di uscire di casa nei prossimi giorni: non dimenticate mai l’ombrello, la muta, e le bombole d’ossigeno! Arrivederci.


 


 


Il Meteo è stato offerto da:


Oxigen: la bombola d’aria che non ti lascia mai senza fiato


e da


Farmalat: l’unico che ricorda davvero il gusto del latte

elastino
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categoria : cazzate

giovedì, 10 maggio 2007, ore 20:07

Preso con l’ultimo invito di un progetto

Che si presenta nel nome della verità

You know falling in illusion

Catturati nel sonno della nostra età

Un messaggio ripete che il mio posto è qui

Mostra tutti i vantaggi e le comoditа

Rag-doll dimmi se ci sei anche tu

In un lago di sangue detto libertà


Brucia ancora che prima o poi ritornerò

Conservo di nascosto sempre lo stesso smalto



Non temere zeta reticoli on my mind

Aspetterò il momento per un migliore slancio



Neri quei giorni che passano senza di te

Quasi convinto che in fondo sia meglio così

Allentare la presa per merito di

Chi mi consola ed esorta alla rinuncia

Ma la pelle rigetta quel sorriso che

Trapiantato da bocche riverenti

No, lo sai non funziona su di me

Ostinato a ripetere tra i denti



Brucia ancora che prima o poi ritornerò

Conservo di nascosto sempre lo stesso smalto



Non temere zeta reticoli on my mind

Aspetterò il momento per un migliore slancio

elastino
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categoria : lyrics

domenica, 06 maggio 2007, ore 13:50

Volo, novello Icaro incontro al sole, consapevole della sorte che mi attende. Ma perché rinunciare al caldo tepore che mi si affaccia innanzi? E perché lasciarsi vincere dalle paure? Eppure inconsciamente anch’esse giocano il loro ruolo, la mente, la ragione combattono strenuamente senza lasciarsi sopraffare ma il mio inconscio sembra aver rafforzato i suoi poteri, sembra essersi cibato delle mie interiora troppo a lungo, tanto che lo sento spesso contorcersi nell’addome come un germe parassita pronto a schizzare fuori, degno del suo ben più noto cinematografico predecessore. Spavento me stesso, ma ciò che più mi angoscia è che so di spaventare chi non vorrei, perché la mia piccola lucertolina famelica tradisce la sua presenza e non esita a manifestarsi nei modi più fantasiosi. Tutto appare compromesso. Tutto sembra destinato a sciogliersi, al sole.


Il mio più grande rammarico è di essere consapevolmente causa del mio tracollo, e di non riuscire ad arrestare il processo, di non essere in grado di controllarlo. Tutto appare inevitabilmente destinato a decadere.


 

elastino
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categoria : pensieri, riflessioni

lunedì, 23 aprile 2007, ore 14:12

Prendo spunto dal fondo della prima pagina del Corriere di oggi, ad opera di Alberoni,che questa volta credo abbia colto nel segno. Parlo del potere che ha ogni scelta che facciamo nel quotidiano, nel determinare la nostra vita e il nostro essere. Parlo delle possibilità che decidiamo di concederci o precluderci nel momento in cui scegliamo di percorrere una strada anziché un’altra, nel momento in cui scegliamo una professione, la carriera scolastica, la donna o l’uomo con cui vivere un rapporto di coppia. Ogni scelta determina l’evoluzione della nostra personalità, la nostra crescita morale e intellettuale, ma allo stesso tempo può trascinare con sé un dubbio che ci fa ritornare sui nostri passi. Si insinua un tarlo nella mente che ci obbliga a chiederci come sarebbe stato se, chi sarei diventato se, cosa sarebbe successo se…? Non ci può essere una risposta risolutiva a questo dilemma e ci troviamo quindi in una situazione di irrequieta instabilità emotiva nella quale cerchiamo di spezzare la quotidianità che ci siamo scelti per vivere tratti di vite differenti dalle nostre. Il tumulto interiore nasce soprattutto nel momento in cui ci sentiamo oppressi dall’inquadramento nel quale viviamo giorno dopo giorno, nel momento in cui non ritroviamo più lo slancio che ricordavamo avere in gioventù, quando ogni cosa sembrava ancora possibile, quando il futuro non appariva già segnato. Ma le delusioni, e la consapevolezza che la maggior parte di noi è relegata a vivere delle esistenze che spesso non rispecchiano le nostre predisposizioni, che non sono la naturale conseguenza delle nostre capacità e aspettative, fanno insorgere amarezza, smarrimento, crisi d’identità. Si può arrivare a reagire scompostamente, compiendo azioni lesionistiche degli altri o di se stessi, nel semplice tentativo di rompere lo schema nel quale siamo intrappolati, oppure si può prendere coscienza dei propri errori e accettare di perdere molte delle certezze acquisite in nome di una nuova speranza di migliorare la propria vita.


Ma c’è anche un altro aspetto della questione a cui non credo pensi Alberoni. Fino a che punto siamo noi i veri artefici del nostro destino? Fino a che punto siamo noi a compiere le nostre scelte, liberamente e indipendentemente da tutto e da tutti? Fino a che punto è veramente alla portata di tutti la libertà di scegliere? L’assoluta libertà in realtà non esiste, perché se è vero che ognuno ha delle possibilità di scelta è anche vero che queste sono strettamente vincolate alla situazione socio-economica dalla quale proviene l’individuo. E’ assurdo credere che tutti viviamo con la stessa libertà di pensiero e di azione, non è mai stato così. Se ognuno di noi è il risultato dell’educazione e del condizionamento ricevuto dalla famiglia e dall’istruzione, tanto quanto della propria unicità caratteriale ed emotiva, è altrettanto vero che la sorte, la sfiga, la società e quant’altro, ci relegano in diverse posizioni, in diversi ruoli che non offrono le stesse possibilità di scelta a tutti. Il figlio di un politico non ha le stesse possibilità del figlio di un metalmeccanico, chi vive nel Bangladesh non gode delle opportunità di chi è nato negli Stati Uniti, e questi sono fattori importantissimi indipendenti dalle nostre capacità personali, fuori da ogni discorso morale e virtuoso, che però possono determinare la qualità della vita di un individuo e influenzare seriamente ogni sua scelta, nel bene e nel male. E’ ovvio che bisogna accettare la propria realtà, ma fino a che punto arrendersi ad essa? Fino a che punto è giusto accontentarsi dei limiti imposti ai figli di un Dio minore? Ogni genitore rincorre il sogno di poter offrire ai propri figli più opportunità di scelta di quante ne abbia avuto egli stesso, ma è una serie determinante di casualità e la somma di azioni diverse e concatenate a noi estranee a dare come risultato il nostro essere e la nostra esistenza, qui o altrove, nell’agio o nella povertà, nel benessere o nell’emarginazione.


Non trovo miglior consolazione se non nella teoria del Karma, secondo cui ogni singola azione che produciamo sarà riconosciuta al termine della nostra esistenza terrena ai fini di raggiungere la liberazione dal ciclo della reincarnazione (Mukti). Ma per quanto incoraggiante essa sia non posso dire la teoria che appartenga al mio credo.


elastino
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giovedì, 19 aprile 2007, ore 19:32

[Joey DeMaio,Ross The Boss]



Manowar Manowar living on the road

When we're in town speakers explode

We don't attract wimps 'cause we're too loud

Just true metal people that's Manowar's crowd



They wanna keep us down

But they can't last

When we get up we're gonna kick your ass

Gonna keep on burnin'

We always will

Other bands play Manowar kill

Other bands play Manowar kill



We like it hard, we like it fast

We got the biggest amps, man they blast

True metal people wanna rock not pose

Wearin' jeans and leather, not cracker jack clothes



They wanna keep us down

But they can't last

When we get up we're gonna kick your ass

Gonna keep on burnin'

We always will

Other bands play Manowar kill

Other bands play Manowar kill



We're the kings of metal comin' to town

When we light up, have the roof nailed down

Don't try to tell us that we're too loud

'Cause there ain't no way that we'll ever turn down



They wanna keep us down

But they can't last

When we get up we're gonna kick your ass

Gonna keep on burnin'

We always will

other bands play Manowar kill

elastino
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lunedì, 16 aprile 2007, ore 09:36

Immagini, flash estemporanei che appaiono e si dissolvono senza preavviso. Qualcosa di già visto, di già vissuto, che poi capisco provenire dal lungo e incessante peregrinare notturno nelle lande dell’inconscio, da quella dimensione spazio-tempo che ci appartiene tanto quanto esula ogni nostra consapevolezza. Non c’è tempo per provare a raccogliere impalpabili ricordi al risveglio frettoloso dopo un sonno veloce ed inquieto. Ma un volto di donna, un turbine di colori, vesti di foggia antica, semplici sensazioni riaffiorano all’improvviso nei momenti più disparati con una certa familiarità, e tradiscono l’estraneità del clandestino. Inquietante, come un’esperienza che non si sa di aver vissuto e che si rivela solo in fuggevoli istantanee sfocate plasmate dal desiderio, dalla necessità, dall’urgenza di ciò che a volte non riconosco possedermi. Tanto è eccitante scoprire la complessità del proprio inconscio quanto causa smarrimento la consapevolezza di non poter controllare il vortice di sentimenti e pensieri che si agitano convulsamente nella mente.

elastino
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domenica, 25 marzo 2007, ore 13:57

E’ un periodo fatto di silenzi, mute ammissioni e apatie. Non mi va di scrivere, neanche adesso, ma visto che non c’ho un cazzo da fare mi sforzo. Non ho parole adatte alle mie situazioni mentali, o forse non ho proprio voglia di esternare, rivangare. Sono stato 6 giorni a Barcellona(splendido Gaudì), ma il giorno dopo essere tornato sarei ripartito. Non voglio più stare qui. Avverto la necessità di vivere sospinto da un continuo desiderio di ricerca e scoperta, ho bisogno di sorprese e stimoli. Invece sento che attorno a me regnano apatia e monotonia. Ci sono amici che vivono rinchiusi nelle loro tane e che ormai “faticano” a muovere il culo più di un pensionato affetto dall’Alzheimer: in confronto a loro il circolo degli anziani di Castello è un lisergico afterhour. Altri che invece trovano rifugio dalla noia quotidiana mantenendo costantemente e accuratamente sotto fumoso effetto la loro psiche. Altri che invece ricercano disperatamente l’affermazione nelle relazioni sociali con persone e compagnie che possano permettergli di sentirsi più importanti e considerati nella piccola stupida città dove vivono. Altri ancora che con chirurgica precisione hanno coscientemente deciso di affondare tutto quello che avevano costruito nel passato, magari non senza aiuti esterni di cui non posso che essere invidioso, mantenendo intatta la propria atarattica sicurezza in se stessi. Senza dimenticare quelli che hanno votato la propria esistenza a rincorrere il Dio Euro e il sano piacere di una eiaculazione(senza troppo considerare in quale contenitore questa possa avvenire), nobili e rassicuranti finalità dal sapore antico che occultano ogni forma di assurda e malsana esigenza morale e spirituale. Nel frattempo, chi più chi meno, ci distraiamo tutti con un po’ di sano consumismo alla ricerca di ridicole e costosissime vesti alla moda indispensabili per rendere il nostro aspetto all’altezza di chi ci possa giudicare degni della loro considerazione, o rincorriamo qualche nuovo giocattolo che l’era tecnologica dei vari Jobs e Gates ci imprimono nelle mente come indispensabili alla nostra sopravvivenza nel complicato mondo odierno delle comunicazioni!

Impossibile non amare sinceramente molte di queste persone, ma spesso non le capisco proprio, non capisco come possano accontentarsi, non capisco perché a loro le cose vadano bene così come sono, non capisco perché non sentano il bisogno di fare, di essere qualcosa di diverso…Forse dovrei capovolgere il tutto e chiedermi perché IO senta queste esigenze, senza tanto interrogarmi sul perché loro non le avvertano? Infatti è indubbio che loro vivono molto meglio di me, il che lascia dedurre che il pazzo sono io.

In assenza di ogni realizzazione personale le crisi non possono che aumentare. La mia dolce metà immaginaria, onirica chimera del mio virtuale equilibrio psichico, continua a non materializzarsi, lasciandomi piuttosto sconcertato da ogni, piuttosto raro per la verità, impatto con le avvenenti esponenti del gentil sesso, le quali incarnano in tutto e per tutto gli svariati casi elencati sopra, se non peggio.

Nonostante sia nella mia natura l’insoddisfazione e l’incapacità di estendere temporalmente le sensazioni positive causate dalle gioie effimere che anche a me capitano, mi chiedo…cosa cazzo devo fare per scatenare uno sconvolgimento globale dell’ordine delle cose, una rivoluzione del sistema, un insurrezione della masse, un colpo di stato, un attacco all’ordine precostituito che sembra governare il ticchettio della bomba che mi porto nella testa??

Potrei scappare sull’Himalaya…e il mutuo chi lo paga? Così si ritorna ai soliti pensieri criminali sulle rapine in banca.
elastino
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venerdì, 02 marzo 2007, ore 13:25

“Shantaram” di Gregory David Roberts. La vera storia di Greg, australiano, evaso dal carcere di massima sicurezza del suo paese all’inizio degli anni ‘80, sbarcato in India alla ricerca di una nuova casa, di una nuova vita, col desiderio di ricominciare lasciandosi alle spalle il triste passato. A Bombay, e non solo, conoscerà diversi Occidentali ormai insediatisi nella città da diverso tempo, e un universo multiforme di  Induisti, Musulmani, Afghani, Pakistani  ai quali si legherà spontaneamente sin dai primi momenti. Il suo desiderio di conoscenza, la sua curiosità, lo porteranno ad inserirsi sempre più in profondità nello stile di vita, nelle tradizioni e nella cultura indiane, abbattendo ogni pregiudizio, e scavando sempre più a fondo nella comprensione di sé stesso, della sua natura, e dei suoi nuovi compagni di vita. Pur non allontanandosi dagli ambienti collusi con la mafia e il crimine organizzato si farà carico di una nuova e pesante umanità dalla quale troverà giovamento. Rincorrerà l’amore, soffrirà aspramente, vivrà situazioni che alla maggior parte degli Occidentali sono sconosciute, nel tentativo di quietare il suo animo indomito e tormentato.







Le avventure e le vicissitudini vissute dal protagonista sono degne dei migliori romanzi contemporanei, stupisce che non siano frutto di fantasia e che appartengano tutte alla stessa persona, allo stesso vissuto. La cornice che disegna il luogo, il contesto di personaggi e di situazioni proprie dell’India sono motivo di riflessione ed interesse. Roberts ha saputo scrivere un libro profondo e ricchissimo di sincera umana introspezione. Non c’è ricerca artificiosa di stupire o di attrarre il lettore oltre il dovuto. Lo stile è quello del romanzo d’avventura, ma sono i contenuti, l’autentica sofferenza e i conflitti interiori a delineare la differenza con la narrativa tipica dei best-seller. La sua ricerca costante delle risposte che da sempre caratterizzano i viaggi e le esplorazioni dell’uomo, motivata oltretutto da rimorsi e da esperienze passate terribili, catturano il lettore in una dimensione parallela dalla quale non si vorrebbe liberare. Le sue parole evocano l’India, i suoi profumi, i suoi colori, i suoi odori, ma soprattutto rincorrono la natura dell’uomo nelle sue forme più differenti, nelle sue ragioni d’essere, nella sua tormentata ed inaccettata impotenza.







N.d.R. Consigliato a coloro che non si lasciano intimorire dalle 1200 pagine del romanzo








E’ il libro che sto leggendo e che mi mantiene ancora emotivamente legato al mio ultimo viaggio. Nessuna precedente esperienza mi ha fatto riflettere e pensare così tanto come l’India. Vorrei approfondire il legame creatosi, vorrei avere un’altra occasione per esplorare di più i luoghi, le genti, i miti, le follie. Il distacco dall’India mi ha permesso di comprendere alcuni aspetti che durante la mia breve permanenza non ero riuscito a cogliere appieno. C’è tanto in India, forse troppo, in ogni senso. Ma tutto convive in un unicum inscindibile che risulta frastornante, assordante, che rischia di allontanare in un primo momento ma che poi rivela i suoi tesori a chi è disposto a mettere in gioco sé stesso.  
elastino
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